Your are where you do not belong. Commento al mid season finale di The Walking Dead 9

Avevo anticipato che se ne sarebbe parlato qualche settimana fa con una GIF sulla nostra pagina, ora finalmente sono pronto a interfacciarmi con quello che è stato sicuramente un mid season finale inaspettato, culmine di una nona stagione che potrebbe -e dico potrebbe- avere riabilitato l’adattamento televisivo di The Walking Dead agli occhi del mondo.

Vogliamo parlarne? The Walking Dead non ha più trainato orde di amanti del genere da almeno cinque stagioni. La saga del Governatore, così avvincente a vignette, aveva stancato non pochi spettatori e aveva macchiato la serie di una fama non meritevole, a volte al limite della diffamazione, ma certamente specchio di un malessere reale di chi guardava.

Qual’era il problema? Pochi zombie e troppe pippe? Un rischio, questo, sventato con una quinta stagione inutilmente slasher e una sesta stagione a tratti peggio, rinnovata da un nuovo inizio (grazie ad Alexandria) e tenuta in piedi da un’unica, iconica attesa: quella di un Negan del quale non ci saremmo mai aspettati lo sviluppo di cui andremo a parlare a breve. Un Negan che tuttavia si fece aspettare troppo comparire una manciata di minuti e fare al pubblico un altro grande torto che difficilmente verrà scordato, un cliffhanger che lasciò metà dei fan col fiato sospeso, e l’altra metà con il latte alle ginocchia. Parlai del finale della sesta stagione positivamente, e il fatto che fu un’idea pericolosa ma ammirevole lo penso anche oggi.

Dopo un debutto di Negan esplosivo, una decostruzione del personaggio di Rick da pelle d’oca e perdite importanti come quella di Glenn e Abraham (per quanto telefonata agli occhi dei lettori del fumetto) The Walking Dead non tardò a ricadere nel circolo vizioso dello stagnamento, interi episodi che, per quanto interessanti, muovevano troppo lentamente i tasselli di un conflitto finale tanto promosso e atteso.

I primi sprazzi di risveglio si hanno avuti con un’ottava stagione all’insegna dell’azione, della reazione delle colonie alla tirannia dei Salvatori e infine a nuovi, piacevoli risvolti. Alcuni cominciano a prendere le distanze dalla shitstorm cui la serie ha dovuto far fronte negli ultimi anni, altri ancora hanno cominciato a rivalutare le potenzialità dei futuri archi narrativi.

Quanto avremmo dovuto aspettare, tuttavia, perché anche Negan venisse ucciso da Rick e si tornasse ad avere bisogno di un cattivone che smuovesse un po’ le acque, nonché gli animi rugginosi dei protagonisti?

Questo ci si aspettava dal finale dell’ottava stagione, un giro su se stesso e poi partire nuovamente dal via. Ciò che ci attese dietro l’angolo si distinse e ci sorprese, invece, proprio per il tono ottimista e propositivo verso il futuro della serie e nei confronti delle vite stesse dei sopravvissuti. Simbolo suo malgrado di questa rinascita, di questa resistenza della vita, è proprio Negan, risparmiato dalle persone che hanno tanto sofferto a causa sua, risparmiato in memoria del mondo sognato da Carl, che nel villain aveva scrutato qualcosa di autentico, celato in profondità in ognuno di noi. Con il concludersi dell’ottava stagione la vita ha battuto la morte, i vivi continuano a camminare e lo fanno insieme, germogliando in mondo che lentamente sta marcendo.

Poi la notizia inattesa. Con la nona stagione Andrew Lincoln avrebbe lasciato The Walking Dead. Cominciano a girare i teaser che ritraggono il badass sceriff sanguinante, morente in sella al suo cavallo, un’immagine che riprende inesorabilmente e ciclicamente il principio della storia della serie. Alla morte di Carl, che suscitò non poco stupore negativo, sarebbe dunque seguita quella di Rick Grimes e con essa, verosimilmente, un lento e definitivo deperire dello show.

Nessuno poteva immaginare che l’addio di Rick Grimes avrebbe al contrario significato la vera rinascita della serie. In primis, l’addio di Rick Grimes non è un vero addio, bensì un arrivederci. Fino agli ultimi istanti del fatidico episodio tutto lasciava presupporre, infatti, che il protagonista della serie sarebbe morto nella maniera più eroica possibile. Appena prima dei titoli di coda scopriamo invece che Rick è sopravvissuto all’esplosione che gli ha permesso di salvare la sua comunità, facendo saltare in aria il ponte simbolo dei primi episodi della stagione, thopos di un’alleanza sul fronte della vita contro la morte, una ribalta sottolineate anche da un altro punto di non ritorno, ovvero la nuova sigla di apertura che dopo nove stagioni cambia look.

Non è facile capire dove si ha sbagliato. Gli autori di The Walking Dead hanno evidentemente studiato i problemi della serie e hanno trovato una soluzione vincente. L’hanno trovata certo nel salto temporale, sono passati anni dalla non morte di Rick Grimes e le colonie sono andate avanti, si sono creati nuovi rapporti, c’è chi è cresciuto e chi è rimasto ingabbiato nei fantasmi di quello che ormai è passato. Poi c’è Negan, che dalla sua prigione aiuta Judit in matematica. Il sogno di Carl, se pur temporaneamente, è divenuto realtà.

Lascia poi ben sperare il plot twist del mid season finale che ha visto la morte (questa volta vera) di un altro protagonista ormai divenuto principale. Parliamo dell’addio a Jesus e del tema di questa nona stagione che ha cambiato le carte in tavola nella lotta della vita contro la morte a tal punto che si, ad un certo punto, le due cose si confondono e ci viene addirittura fatto  credere che i vaganti comincino a evolversi, a comunicare tra loro … e a combattere. La magia scema dopo qualche istante di stupore (… o di terrore!) in una scena finale carica di tensione come non se ne vedevano da tempo. Ancora una volta chi ha letto i fumetti sa di cosa stiamo parlando e cosa ci aspetta nel futuro della serie. La mancanza di certezza alla quale gli autori della serie ci hanno abituati, tuttavia, questa volta viene in loro soccorso dal momento in cui nessuno sa cosa potrà succedere.

A pochi giorni dall’inizio della seconda parte della stagione siamo quindi scalpitanti nell’attesa di scoprire lo svolgimento degli eventi, il destino di Hilltop ora che entrambi i leader non ci sono più, le intenzioni dei nuovi sopravvissuti, il comportamento di Negan ora che è fuggito e soprattutto chi siano questi nuovi nemici che si mascherano da non morti, e cosa intendessero quando all’orecchio di Jesus, prima di trafiggerlo, hanno sussurato:  “Your are where you do not belong”.

Una nota di merito al personaggio di Jesus, che lasciandoci lascia un vuoto non indifferente nello show. Non ci resta che da sperare che la sua scomparsa abbia come conseguenza un arricchimento pari o analogo a quanto strategicamente avvenuto con il personaggio di Lincoln, al quale vanno i nostri ringraziamenti per tutti questi anni di grandi e senguinolente emozioni.

Jesus viene ucciso da un nemico mimetizzatosi tra i morti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: