“It takes courage to change people’s hearts”. Recensione di Green Book, il miglior film dell’anno con Ali Mahershala

Regia: Peter Farrelly

Sceneggiatura: Brian Hayes Currie, Peter Farrely, Nick Vallelonga

Produzione: Innisfree Pictures, Participant Media, Wessler Entertainment

Il Green Book, anche pubblicato come The Negro Motorist Green-Book, altro non era che lo stradario ufficiale che per circa un trentennio indicò alla comunità afroamericana degli Stati Uniti i luoghi lungo le strade che attraversano il paese dove un americano medio di pelle nera poteva sostare. Siamo nell’America tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta e a distanza di più di mezzo secolo questo piccolo librino diventa un mcguffin da manuale (nulla da invidiare alla valigia di Psyco, per intenderci) che ci trasporta in un viaggio alla ricerca di un significativo cambiamento.

Viggo Mortensen, che dopo Captain Fantastic non ha decisamente più bisogno di dimostrare nulla al suo pubblico, è Tony “Lip” Vallelonga, italo americano medio, disadattato, impulsivo e alla ricerca di lavoro. Ali Mahershala, che per Green Book ha conquistato il suo secondo Premio Oscar, veste invece i panni di Don Shirley, compositore e pianista di successo in procinto di affrontare un tour nel sud degli Stati Uniti d’America, un territorio storicamente ostile verso la comunità afroamericana.

Divenuto ricco strumento della bianchezza americana (Il colore della nazione, G. Giuliani, 2015, Mondadori) Shirley decide di uscire dalla torre d’avorio costruita appositamente per lui e parte per una vera e propria spedizione volta a sfidare il suo pubblico. Il vero scopo della cerca all’inizio non è forse chiaro nemmeno al musicista, dal momento in cui il suo atteggiamento è più costruito di quello del pubblico col quale ha imparato ogni singola abitudine, ogni singola convenzione, al punto che Tony, come lui stesso gli rimprovera in una scena madre del film, risulta più nero di lui.

La storia raccontata in Green Book, oltre che ispirata a personaggi ed eventi realmente accaduti (Dopo il tour Don Shirley e Tony Lip sono effettivamente divenuti amici insperabili) è la storia che parla di minoranze, di intolleranza e ipocrisia, ma anche di amore, amicizia e, lo abbiamo detto, di cambiamento.

Il cambiamento ambito da Don è quello delle persone che incontra lungo il suo viaggio e del modo in cui lo guardano. ‘Ci vuole coraggio per cambiare il cuore delle persone’ apostrofa il suo compagno di concerti Oleg (Dimiter Marinov) e di coraggio il personaggio di Mahershala ne ha parecchio e lo dimostra riuscendo a cambiare almeno un cuore, quello dell’improbabile compagno di viaggio Tony che rientrato a casa ha cambiato non di poco il proprio punto di vista sul mondo.

Consiglio Green Book perché è un film di una semplicità non più sperata. L’intento dei protagonisti coincide con quello degli autori, lo scopo è evidente quello di sensibilizzare attraverso il racconto un’umanità mai del tutto ritrovata, ma anche di raccontare le origini di una rara amicizia che porta con se un bagaglio di speranza e positività sul mondo.

In ultima analisi Green Book entrerà a pieno nella prossima lista di film di natale, dal momento in cui, tra le altre cose, è anche questo (chi vedrà capirà).

Il film ha guadagnato la candidatura a cinque Oscar, di cui ha vinto quello come Miglior film, Migliore sceneggiatura originale e Migliore attore non protagonista.


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