Da infiniti universi derivano infinite possibilità. La recensione di Spider-man: Into the Spider-verse

Sono rari i film di cui si sente parlare solo bene, specialmente quando si tratta dell’ennesimo adattamento di un universo trito e ritrito. Ma quando il milleuno reboot di uno dei supereroi più apprezzati dal pubblico di tutto il mondo non parla di un universo, bensì di più universi, e lo fa con un’animazione del tutto particolare, allora il discorso cambia.

Così lo scorso sabato pomeriggio sono riuscito a vedere su grande schermo Spider-man: Into the Spider-verse, il pluripremiato film d’animazione diretto dal trio Bob Persichetti, Peter Ramsey and Rodney Rothman, e l’ho fatto senza la mia guida personale ai film Marvel che in questa sede chiamo il Radioattivo.

In sala quindi eravamo solo io, la mia ragazza e cinque bambini con nonni o genitori. Il risultato è stato uno spettacolo multiplo, non sapevo se tenere gli occhi incollati allo schermo o distogliere lo sguardo per portarlo al bambino che seduto poco più avanti di me su tre o quattro enormi cuscini, seguiva le gesta del suo eroe improvvisamente moltiplicato per cinque, con bocca aperta ed espressione incantata. Ed è stato incredibile, o meglio amazing, vedere come anche la mia ragazza, che fino alla sera prima scuoteva la testa di fronte al rewatch di Infinity War in vista della presa visione di Endgame, avvenuta da poco e di cui parleremo a brevissimo, di fronte a Into the Spider-verse fosse completamente presa, coinvolta e all’uscita di sala a dir poco entusiasta.

Spider-man: Into the Spider-verse è un’esplosione visiva, complice un’animazione sgargiante e un po’ trippy ispirata in maniera evidente e delicata allo stile pop dei comics americani con tanto di retini e dei cosiddetti baloons, mentre il repertorio musicale spazia da Post Malone a Lil Wayne, passando per la rivisitazione di Jingle Bells, e contribuisce anch’esso a far sì che in qualche modo i personaggi spingano per liberarsi dall’animazione stessa.

Affermano i tre registi in un’intervista sul Times:

[…] the characters feel liberated by animation, and the audience will, too.

La scelta di un’animazione così originale e decisamente non in linea con le precedenti esperienze avute con Spider-man su grande schermo è dovuta proprio al tentativo degli autori di fornire agli spettatori un nuovo terreno in cui incontrare per loro prima volta uno Spider-man completamente diverso da quello che hanno conosciuto finora.

Si tratta anzitutto del debutto cinematografico di Miles Morales, personaggio proveniente dall’universo Ultimate apparso per la prima volta nel n.4 della testata Ultimate Fallout in sostituzione del defunto Peter Parker. Era il 2011 e parlavamo del primo Spider-man afro-americano inserito, tra le altre cose, come personaggio secondario parzialmente giocabile anche nel piacevolissimo e recente titolo videloudico per ps4 Marvel’s Spider-man.

A differenziare il personaggio creato da Brian Bendis (autore di pezzi di storia come House of M) dal Peter Parker di quartiere non sono tuttavia le origini, bensì un repertorio di poteri del tutto singolari, dalla mimetizzazione al cosiddetto tocco venefico. Tema principale di Spider-man: Into the Spider-Universe è ovviamente la crescita del supereroe e quindi la presa di coscienza di queste capacità eccezionali, affiancata alla crescita personale del ragazzo che, guarda caso e come da tradizione, viene morso dal ragno in un momento di fondamentali cambiamenti nella sua vita.

Sul il personaggio di Miles Morales nasce nel 2011, Into the Spider-Verse trae invece vitae dalla quasi omonima saga a fumetti uscita tre anni dopo e in Italia pubblicata come Ragnoverso. Nella serie Miles entra effettivamente a far parte di un’improbabile squadra di Spideys tra cui un Peter Parker adolescente e l’Uomo Ragno del cartone degli anni Sessanta (cui lo stesso film d’animazione regala un delizioso siparietto post-credit). In questo senso il film d’animazione non fa altro che spostare le origini del personaggio nel preciso momento in cui entra in contatto con gli Spider-Man di altri universi permettendogli così un confronto e un addestramento decisamente fuori dal comune, oltre a uno spettacolo garantito.

Senza limitarci a lodare i diversi Spideys passati davanti ai nostri occhi, dal noir Peter B. Parker al warneriano Peter Porker (o Spider-Ham) passando per la bella Gwen e il goffo Peter Parker con la pancia (comunque trattato meglio dell’ultimo Thor), tra i personaggi personalmente meglio riusciti spicca la Dottoressa Liv Octavius, piacevole sorpresa di metà film.

In conclusione Spider-man: Into the Spider-verse è quello che si dice un film per tutti, apprezzato da veterani del fumetto e da bambini che non hanno mai sentito parlare in vita loro dell’Uomo Ragno, adatto a chi non ama i film del MCU e a chi sta ancora piangendo il finale di Endgame. Into the Spider-verse, vincitore del Premio oscar e di un Golden Globe come Miglior film d’Animazione, è soprattutto un buon film d’animazione, tecnicamente e narrativamente parlando, un film per tutti e consigliato a tutti.

5 risposte a "Da infiniti universi derivano infinite possibilità. La recensione di Spider-man: Into the Spider-verse"

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    1. Con Venom ho fatto l’errore di non dargli una possibilità su grande schermo. Dici che recuperarlo in blu-ray ne vale la pena, o è uno di quei film che se non visti in sala perdono parecchio?

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