Estate portami via. 3 improbabili 90’s series rewatch per combattere la malinconia estiva

N.d.A. Il titolo di questo articolo è un inganno. Più che combattere la malinconia estiva, i mondi narrativi che vado a proporvi non faranno che aggravarla. Si prega quindi di consultare un medico prima di riaprire determinate porte, e soprattutto armarsi di tanta pazienza qualora si decida di dare retta a chi scrive.

Avrei potuto fare un elenco molto più lungo, inserendo serie anni Novanta che hanno contribuito forse in maniera ancora più evidente alla storia della serialità televisiva contemporanea. Lo scopo di questa top3, che non è comunque stilata in ordine qualitativo, resta quello di proporre un rewatch che si sposi bene con un determinato mood.

Dawson’s Creek

Anawanaway!! Sembra un’esclamazione caraibica di benvenuto quella con cui decidiamo di aprire questo primo rewatch caldamente consigliato per non soccombere alla malinconia delle sere estive.

Qui le chiacchiere stanno a zero, come direbbero i romani: l’autore di questo articolo appartiene come tanti alla generazione Dawnson’s Creek, cresciuto cioè con il traballante palinsesto pomeridiano propinato dalla televisione privata e rovinato dai confusi insegnamenti di questo teen drama. Grazie a Dawson ricordo di avere fatto mio le dita tra i capelli nei momenti più tragici della mia adolescenza, quando non avevi ragazze che ti entravano dalla finestra ma nuovi amori ad ogni anno scolastico.

A vederlo a ventisette anni Dawson’s Creek è certo meno incantevole, alcuni tratti peculiari restano e funzionano ancora oggi.

In primis, l’ineguagliabile fame di cinema di Kevin Williamson (Scream) impregna tutta la prima stagione e oltre. Emblematico il Lady Killer di The Scare (un richiamo ai più iconici assassini, al primo posto lo stesso Ghostface) così come il vero e proprio adattamento televisivo di The Blair Witch Project che è l’episodio della terza stagione Escape from the Witch Island.

Bisogna poi rendere merito ad alcune scelte comportamentali attribuite agli attempati protagonisti (James Van Der Beek aveva vent’anni quando interpretava il quindicenne Dawson Leery). Laddove risulti facile puntare il dito sulla qualità dello show, decisamente indietro rispetto a prodotti cui siamo abituati oggi giorni, si cela in verità una rappresentazione veritiera dell’essere adolescenti. Frasi fatte, eccessivi scleri, storiche amicizie e cotte estive confuse con grandi amori.

Un trentenne Williamson era entrato nella testa di un’intera generazione al fine di rappresentarla al meglio nella sua fugace ed ingenua spontaneità.

Non dimentichiamo, per concludere, la capacità della serie di creare momenti (e meme) iconici, valore aggiunto che decisamente manca a molti prodotti del momento, soprattutto in ambito teen.

Gilmore Girls

Una melodia strumentale accompagnata da un dolce nannanananaanaahaaa-nannaaaa… e siamo subito nella piazzetta di Stars Hollow, Connecticut.

La stagione la scegliete voi: le zucche d’autunno, la neve d’inverno, i fiori in primavera, il grano d’estate. Potete partecipare all’ultima iniziativa cittadina di Taylor Doose, o mangiare un boccone da Luke’s. Su Trip Advisor il Dragon’s Fly Inn avrebbe sicuramente un ottimo punteggio.

Quando ti manca Gilmore Girls e cerchi qualcosa che colmi il vuoto, non ti rimane che ricominciare Gilmore Girls. Questo è un diktat senza sé e senza ma per chiunque abbia amato le ragazze Gilmore di Amy Sherman e Daniel Palladino, gli stessi che ci fanno altrettanto emozionare e divertire oggi con The Marvellous Mrs Maisel.

Personaggi memorabili, fiumi di parole e una capacità di coinvolgimento con ben pochi precedenti. Queste e altre qualità caratterizzano ciascuna delle sette stagioni di Gilmore Girls e anche l’ultimo revival, A Year in the Life, il degno non-finale alle storyline delle tre (se includiamo Emily) ragazze Gilmore.

Qui siamo a confronto con un prodotto in anticipo sui tempi, una consapevolezza del mezzo e della narrazione superiore a gran parte delle serie a essa contemporanee. Spesso sottovalutato da chi non lo ha visto, Gilmore Girls è forse delle tre serie di questo articolo quella che più in assoluto consiglio per perdersi in un mondo narrativo che ti attende a braccia aperte.

Friends

How you doin? … di certo non molto bene da quando ho finito il mio rewatch estivo di Friends.

Parlando di mondi narrativi che più che coinvolgerti ti avv-olgono nel vero senso della parola, la sit-com per antonomasia con protagonisti i sei amici Ross, Rachel, Monica, Chandler, Phoebie e Joy è sicuramente uno spartiacque nel mondo della serialità televisiva, alla pari di altre serie in rapporto a differenti generi nello stesso decennio.

Basti soffermarsi sui temi trattati a partire dalla prima stagione, con i dovuti limiti del periodo: dal primo episodio vengono affrontati temi come il divorzio, l’omosessualità o la gravidanza assistita. Gag esilaranti si alternano a momenti più seri anticipando l’ibridazione di generi poi perfezionata da serie come Buffy – The Vampire Slayer e Scrubs.

Sentirete molte persone asserire che Friends è la serie con la S maiuscola. Nulla di più vero, se il tutto viene circoscritto nel genere di riferimento. Tutti gli How Met Your Mother, i Big Bang Theory e i New Girl a venire (che ho comunque amato) non hanno detto nulla che non fosse già successo all’interno dell’appartamento più bello della televisione.

Qual’è per te il decennio delle serie televisive che più ti ha rappresentato? e quale la serie tv che non ti stancheresti mai di guardare, indipendentemente dalla stagione dell’anno?

3 risposte a "Estate portami via. 3 improbabili 90’s series rewatch per combattere la malinconia estiva"

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    1. Assolutamente 🙂 Ricordo che mia sorella aveva anche un orribile bordgame dedicato alla serie, una sorte di monopoli a tema BH90210. Approfittiamo dell’occasione per ricordare anche che la serie proprio nei prossimi mesi sarà protagonista di un revival coi protagonisti originali. Peccato per Luke Perry, l’allora mio personaggio preferito, che ci ha lasciato lo scorso marzo.

      "Mi piace"

      1. Sono cresciuto negli anni 90, e quello è stato semplicemente il decennio di Beverly Hills 90210.
        Nel suo periodo di massima popolarità l’ho sempre guardato a spizzichi e bocconi, perché allora non avevo la costanza necessaria per seguire una serie tv giorno per giorno. Crescendo però questa costanza l’ho acquisita, e quindi intorno ai 20 anni mi posi un obiettivo ambiziosissimo: guardare ogni singola puntata di Beverly Hills 90210, dalla prima all’ultima stagione. Ci misi 2 anni e 2 mesi, dal Settembre 2008 al Novembre 2010, ma alla fine ce la feci. E quando guardai l’ultima puntata, provai quel senso di vuoto che sempre ci travolge quando siamo consapevoli che sta finendo qualcosa di bello.
        Le prime 3 stagioni di quella serie tv sono un capolavoro assoluto; la quarta cominciò a mostrare i primi segni di cedimento, e dalla quinta in poi iniziò il vero e proprio declino. Tuttavia, il pubblico amava così tanto Beverly Hills 90210 che continuò a seguirlo per molti anni ancora, e infatti la serie chiuse soltanto alla decima stagione. L’ultima puntata andò in onda nel 2000, a decennio appena concluso: era un segno del destino, Beverly Hills 90210 aveva rappresentato appieno gli anni 90 e lì doveva restare.
        Il successo di questo iconico telefilm si spiega non soltanto con la qualità delle sceneggiature (davvero ottima, almeno all’inizio), ma anche con il fatto che per la prima volta dopo la chiusura di Happy Days una serie tv poneva gli adolescenti al centro della scena, e si focalizzava soltanto su di loro e sul loro mondo. Fino a quel momento (salvo rarissime eccezioni) in tutte le serie tv erano gli adulti gli unici protagonisti, e gli adolescenti erano soltanto dei comprimari che apparivano di sguincio in qualche episodio qua e là: Beverly Hills 90210 ribaltava questo schema, e ritraeva il mondo degli adolescenti con un’efficacia e un’esattezza davvero impressionanti.
        Era anche un programma che lanciava molti messaggi educativi: ad esempio, chi si comportava onestamente riusciva sempre a tirarsi fuori dai guai, chi sbagliava veniva sistematicamente punito, e veniva mostrato che c’è sempre una speranza di pacificazione, anche dopo i litigi più furiosi.
        Inoltre, la serie ha avuto il merito di introdurre i giovani a tanti argomenti di cui non avevano mai discusso con i loro genitori, perché questi ultimi si vergognavano troppo o non avevano gli strumenti per affrontarli: dalla sessualità all’uso delle armi, dall’omosessualità alla droga. Chissà quante adolescenti sarebbero diventate ragazze madri o quanti ragazzi sarebbero andati in overdose senza Beverly Hills 90210.
        Termino questo viaggio nel passato con un aneddoto. Una volta da bambino andai a casa della mia baby – sitter, e vidi sua sorella rapita davanti al televisore. Manco a dirlo, il canale era Italia 1, e il programma era Beverly Hills 90210. Io rimasi colpito dal suo sguardo estasiato, e le chiesi: “Perché ti piace così tanto?” Lei mi rispose: “Perché lì dentro c’è la mia vita”. Quanto aveva ragione. Grazie Beverly Hills 90210 per aver tradotto in immagini tutto ciò che noi adolescenti avevamo dentro. E grazie Luke Perry per essere stato una parte fondamentale di quell’incanto.

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