La settimana del mio compleanno. 7 film visti o ri-visti in occasione di una tradizione poco convenzionale

Chi dice che il compleanno si debba festeggiare un giorno solo? Oltre all’ufficio anagrafe, intendo.

È il caso mio e della mia ragazza che da qualche anno a questa parte, al fine di tormentare l’altro o condividere piccoli piaceri della vita, dedichiamo reciprocamente un’intera settimana al festeggiato di turno, il quale ha l’onore e l’onere di scegliere 7 cose da far vedere su piccolo schermo alla propria anima gemella. Inutile dire che questa tradizione veste bene anche su una compagnia di amici, coinquilini e animali domestici.

7 giorni ,dunque, per condividere la visione in maniera indiscriminata, una libertà meno semplice da sfruttare e gestire di quello che si pensi. Un esempio su tutti: l’anno scorso propinai quattro episodi di Breaking Bad prima di accettare che non tutti possono amarlo come lo abbiamo amato io e molti altri. .

Più passa il tempo, più capisci che un’occasione simile è da sfruttare al meglio. Notare bene: ‘obbligare’ l’altro a vedere quello che vuoi non dev’essere una punizione, bensì un momento di condivisione e suggerimento per la visione temporaneamente unidirezionale e comunque reciproco (prima o poi compirà gli anni anche l’altro, no?).

Di seguito vado quindi a elencare la bizzarra sequela di titoli che ho scelto di ri-vedere, sperimentare e recuperare nella prima settimana di novembre.

Mad Max – Fury Road (G. Miller, 2015)

La prima volta che vidi questo film fu grazie a un blu-ray prestatomi da un amico. Questa volta sono andato a ripescarlo direttamente dal catalogo Netflix e comunque posso dirmi orfano dell’esperienza più completa per godere a pieno di Mad Max – Fury Road: il grande schermo e una sala buia. Anche in televisione, tuttavia, risulta innegabile l’efficacia visiva e spettacolare del film, un’opera di un’esplosività fotografica non richiesta e per questo inaspettata. Il racconto non osa, al contrario di tutto l’apparato circostante che invece osa eccome e riesce nell’impresa.

Donnie Darko (R. Kelly, 2001)

Non credo esistano film che possa dire di non avere capito, eccetto Donnie Darko. Proprio per questo motivo la presi fin da subito come una sfida personale: sarei dovuto arrivare a capire ciò che questo film intendeva dirmi. Perché qualcosa mi stava dicendo, lo percepivo e ne godevo a tal punto da volerne ancora. Con sommo piacere posso affermare che diciannove anni dopo l’uscita del film, e alla nona visione dello stesso, ho finalmente cominciato a scalfirne la scorza, riuscendo a intuire qualcosa in più di quello che negli anni è diventato un vero e proprio cult fatto di teorie su teorie, risposte sempre diverse l’una dall’altra. Con ogni probabilità anche chi legge ha la propria verità in tasca che sarà comunque, inspiegabilmente, diversa dalla mia.

Smetto quando voglio – la trilogia (S. Sibilia, 2014-2017)

Guai a trascurare troppo il cinema nostrano. Personalmente amo un’epoca della cinematografia italiana che non esiste più, tuttavia riscopro molti film di oggi decisamente sottovalutati. Tra questi inserisco la trilogia scritta e diretta da Sydney Sibilia Smetto quando voglio, con Edoardo Leo e Stefano Fresi (i Timon e Pumba del nuovo Lion King). Smetto quando voglio è una commedia italiana d’esordio e di sostanza, divertente, sveglia, qualitativamente non dissimile da cugini oltreoceanici alla The Hangover, ma decisamente più critica e attuale. L’alchimia della messa in scena funziona, a partire dalla fotografia bruciata alla quale si fatica inizialmente ad abituarsi, ma che diventa presto un tratto distintivo, passando per un plot semplice ma avvincente e per nulla scontato.

Hannibal (R. Scott, 2001)

Dopo essermi nuovamente innamorato di Silence of the Lamb sotto le stelle del cinema, non potevo certo privarmi di un rewatch del secondo capitolo della saga. Tutto questo per scoprire, a distanza di anni, come sia invecchiato decisamente peggio rispetto al primo film. Che dir si voglia, gli americani proprio non ce la fanno a rappresentare l’Italia senza incappare in stereotipi non tanto discriminatori nei confronti di noi italiani, bensì del racconto stesso, che a un occhio più esigente, quindi, diventa subito meno credibile. Hannibal resta comunque un filmone, Hopkins decisamente eterno e la Moore sopravvissuta alla difficile sfida cui l’abbandono della nave da parte di Jodie Foster l’ha sottoposta e ha sottoposto il successo, comunque indiscutibile, del film.

In guerra per amore (Pif, 2016)

E alla fine ce l’ho fatta. A distanza di tre anni dall’uscita nelle sale, le nostre strade si sono finalmente incrociate. Ne è valsa la pena? Il fatto che in un mese lo abbia già visto due volte è già una risposta. In guerra per amore, secondo film firmato Pif dopo un altro gioiellino quale è La mafia uccide solo in estate, è uno spaccato del nostro paese verso la fine della guerra, che si mescola alle storie che mio padre mi raccontava da bambino sulla liberazione americana della nostra penisola. L’italo-americano Arturo (Pif) si arruola nell’esercito USA per sbarcare in Sicilia e chiedere al padre di Flora (Miriam Leone) promessa dallo zio al figlio del braccio destro di Lucky Luciano, la mano della figlia. Presto il riso lascia spazio a lacrime amare e al tempo di riflessione sul vero oggetto del film: la rinascita della Mafia in Italia.

Come risultato dalla Settimana del compleanno escono delle vere e proprie bizzarrie, ma si riscoprono anche perle lasciate, per un motivo o per un altro, trascurate o inascoltate. Questa è una tradizione da divano, ciò non toglie che se un film che è nato per le sale si riesce a vedere al cinema è sempre una buona cosa (vedi il caso Mad Max) e viceversa, se un prodotto nasce per un determinato medium ben venga l’accettazione e l’eventuale traslazione (qualcuno ha detto The Irishman?).

E voi? Come comporreste la vostra Settimana del compleanno?

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