CR20 – Da Scarface ad Alice nel Paese delle Meraviglie è un attimo. Sul palco del Ritrovato la prémiere del restauro in 4K di À bout de souffle

Amo enormemente A bout de souffle, di cui per un certo periodo mi sono vergognato; ma lo situo dove va situato: sulla linea di Alice nel paese delle meraviglie. Io, invece, credevo che fosse sulla linea di Scarface.

J.L Godard (Il cinema è il cinema, Garzanti, 1981)

Al ventinovenne Jean-Luc Godard A bout de Souffle non piaceva. Non importa che fosse un suo film, il suo primo lungometraggio, per l’esattezza, basato su una sceneggiatura appena abbozzata di Truffaut, e non importa nemmeno che subito i colleghi dei Cahiers du cinéma e il grande pubblico lo abbiano eletto a manifesto della nouvelle vague.

Quello che Godard fa con A bout de Souffle appare come poco più che un esercizio di stile girato in quattro settimane. Con l’intera Parigi a disposizione e cinepresa a mano, Godard disfa e rifà l’intera storia del cinema servendosi dei suoi schemi e al tempo stesso mescolando le carte in tavola e scomponendo ciò che fino a quel momento il pubblico ma anche i cineasti credevano di conoscere, “[…] aprendo l’iride […]” della macchina da presa e inaugurando un nuovo modo di fare cinema in cui “tutto è permesso”. Montaggio Jump cut, inquadrature a mano, direct adress, ‘errori’ linguistici del tutto voluti, sono solo alcune delle innovazioni apportate da Godard al linguaggio cinematografico con un solo film.

A bout de Souffle è un film senza tempo, può infatti essere visto dai “vecchi” di oggi – come li definirebbe Michel Poiccard – e dai meno vecchi di domani con lo stesso stupore di allora e di sempre. Così Marco Bellocchio descrive il primo Godard in una video presentazione prima della proiezione del film, ricordando come l’uscita di Fino all’ultimo respiro (così distribuito in Italia) sconvolse anche e soprattutto la sua generazione e divenne un’ossessione per molti suoi colleghi, in primis Bertolucci.

“Tutto il film era, e credo che sia, un capolavoro. La storia, il modo di girare, il modo di montare, il modo di raccontare è stato veramente rivoluzionario. […] un capolavoro che va visto dalle vecchie e dalle giovani generazioni di cinefili.’Fino all’ultimo respiro’ è un film che ha superato la moda”.

Marco Bellocchio, Bologna, 25 agosto 2020

Nella sfortuna dell’emergenza sanitaria in atto Bologna porta a casa una fortuna immensa e gli ospiti francesi di StudioCanal, dal palco del festival, non mancano a ragione di farcelo notare. Quella alla quale avremmo assistito da lì a pochi minuti sarebbe stata l’anteprima mondiale privata a Cannes della versione restaurata in 4K di A bout de Souffle. All’età di ventitotto anni, quasi coetaneo del Godard dell’epoca, ho avuto quindi l’onore di assistere di persona e in esclusiva alla nuova vita di uno degli spartiacque più significativi della storia del cinema.

Partendo da un negativo della pellicola i laboratori hanno unito due forze principali: quella tradizionale del 35mm originale, e quella digitale tramite tecnologia HDR. Il risultato è un gioiello di film che adesso ci appare davvero come descritto da Bellocchio, etereo e senza tempo, per tutti è per nessuno perché di fatto sottrae cinema per darci cinema, “[…] superando la moda”, attraversando il tempo, lo spazio e le generazioni.

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