Nessun posto è come casa. La recensione di Wandavision e la mia reference preferita all’interno della serie

WANDAVISION: LA MIA REFERENCE PREFERITA

Delle reference all’interno della serie, lo abbiamo detto, si perde il conto già dal primo episodio. Se mi imposti una serie televisiva sulla storia della televisione hai già il mio interesse, stai di certo portando la riflessione dell’ultimo trentennio a un livello successivo: la serialità televisiva raggiunge un tale status di autoconsapevolezza che non necessità più di riflettere su ciò che l’ha preceduta o che la circonda (il cinema e gli altri medium) bensì su se stessa. Lo abbiamo visto in una versione acerba e implicita già in Westworld, sempre che gli autori all’epoca ne fossero coscienti. Qui assistiamo al medesimo fenomeno in una fase non più sperimentale ma consolidata e nobilitata, dove la serialità può giocare con il proprio apparato tecnico e narrativo senza rendere conto a terzi, o quasi.

Mi allaccio a quel quasi finale per andare controcorrente eleggendo a mia reference preferita una delle poche strizzate d’occhio non riservate al mondo della serialità televisiva del passato nonché una delle poche citazioni visive non così immediate se si è distratti dal bombardamento supereroistico dell’ultimo episodio.

Parlo della citazione puntuale a Wizard of Oz (V. Fleming, 1939) nella scena in cui Wanda scaglia la propria auto addosso alla villain. Quando la protagonista controlla il corpo dell’avversaria, nota solo i suoi stivali. Esattamente come per le scarpette sgraffignate da Dorothy quando la sua casa vola accidentalmente in testa alla Strega dell’Est.

Una reference così semplice cela una consapevolezza del mezzo, una puntualità narrativa (l’introduzione del Darkhold e della stregoneria) e una mimesi tale da farla funzionare, che la si noti o che la si ignori, agli occhi di chiunque.

Un po’ come l’intera serie.

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Una risposta a "Nessun posto è come casa. La recensione di Wandavision e la mia reference preferita all’interno della serie"

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  1. Wandavision è la mia preferita delle serie Marvel uscite finora, il venerdì andavo a lavorare contando il tempo per poter tornare a casa e vedere come sarebbe andata avanti la storia. Giustamente non è nulla di davvero innovativo, ma si tratta di un progetto sicuramente originale all’interno di un MCU che rischia troppo spesso di essere sempre uguale a sé stesso, e impreziosito da due protagonisti con una chimica secondo me davvero invidiabile.
    Io faccio parte di coloro che non hanno apprezzato appieno il finale: avrei preferito che la storia rimanesse completamente focalizzata su Wanda, senza la necessità di inserire per forza un villain e risolvere tutto a cazzotti e lampi di magia, ma alla fine mi è piaciuto molto comunque. E il gioco di narrare il lutto di Wanda e la sua negazione della realtà secondo me è stato fatto benissimo.
    Di una cosa sola, adesso, ho davvero paura: che trasformino Wanda in una villain e ci si debba mettere a combatterla. Leggevo da qualche parte qualcuno paventare questa possibilità commentandola come l’ennesima donna forte che impazzisce e deve essere abbattuta, e mi auguro davvero non si voglia andare per quella strada perché tiro fuori i forconi e vado a chiedere la testa di Kevin Feige.

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