Mi ero ripromesso di non farlo. La recensione di Coming 2 America

COMING 2 AMERICA: PERCHÈ NON È UN FILM NECESSARIO

Abbiamo passato tutta la prima parte della recensione decantando il mito di John Landis. Bene, da qui un primo indizio su ciò cui andrete incontro se proseguirete nella lettura: Coming 2 America vede in primo luogo un cambio di regia. Da John Landis passiamo infatti a Craig Brewer, già autore di un altro discutibile adattamento quale Footloose (2011).

Fatta questa premessa, combinata con quella sulla nostalgia strategy sopra citata, andiamo a spiegare come Coming 2 America si sia rivelato un sequel perfetto e per questo non necessario.

Il ritorno de Il Principe Cerca Moglie vede una reunion di tutti, ma proprio tutti, i personaggi ad oggi viventi che presero parte in veste di protagonisti al primo capitolo. Dall’immancabile Arsenio Hall (Semmi, Reverendo Brown, ecc.) a Shary Headley (Lisa) e John Amos (padre di Lisa), passando per Loui Anderson (Maurice) e ovviamente James Earl Jones (Re Joffer). Peccato l’assenza di Samuel Jackson in favore di una comparsata sempre apprezzata di Morgan Freeman, oltre a essersi sentito più del previsto il vuoto lasciato da Madge Sinclair nei panni della Regina madre, scomparsa nel 1995.

Contro ogni aspettativa e ogni speranza Coming 2 America traspone in età contemporanea tutto il mood e i valori che rendevano singolare e riconoscibile il cult del 1988. Il ritorno di molti personaggi, inclusa – incredibilmente – Vanessa Bell Calloway nei panni della Principessa Imani Izzi, incentiva la fidelizzazione e l’immediata empatia da parte di chi amò il film all’epoca e lo riguarda ancora oggi ad ogni buona occasione.

Il fan service la fa senz’altro da padrone, l’ostentazione visiva e narrativa buca lo schermo. A costo di scomodare la CGI ogni dettaglio del pretesto che ha portato il Principe Akeem a tornare in America viene spiegato, nulla è lasciato al caso. Le battute hanno la stessa puntigliosità e spregiudicatezza di allora, le maschere di Murphy per nulla invecchiate.

In tutto quello che abbiamo detto finora in favore del film, paradossalmente, si cela il problema.

Vedere Coming 2 America è come fare una visita al museo delle cere. Il film si prende sufficientemente sul serio da non fare l’effetto parodico di un The Expendables (S. Stallone, 2010), la comicità degli anni Ottanta è stata trasposta nel 2021 senza cambiare una virgola, così come il contesto e i valori che si intendevano trasmettere.

Fare oggi un remake o un sequel di Gone with the Wind con la stessa rappresentazione che fu del 1939 del personaggio di Mammy, tanto discusso nell’ultimo anno, scatenerebbe a ragione un finimondo. Per questo motivo, e per il motivo che solo una versione del 1939 del film è ad oggi accettabile, non è necessario un sequel di Gone with the Wind di Fleming. Allo stesso modo la comicità oggi obsoleta e poco edulcorata di un film del 1988, che non teneva conto del processo di rivoluzione narrativa che si sta cercando di portare avanti oggi, funziona solo se si guarda un cult del 1988.

Va da sé, dopo tutto quello che ci siamo detti, che l’adattamento di una qualsiasi opera che non abbia nulla da aggiungere all’originale, se non valori propri dell’epoca in cui fu realizzata l’opera di partenza, tra l’altro invecchiati male, risulta per nulla necessario.

È quello che potremmo definire il fenomeno Lola Bunny (il problema non è la de-sessualizzazione del personaggio, ma la futilità di un sequel di Space Jam) o semplicemente il più comune e già affrontato da numerosi studiosi (in primis Linda Hutcheon) fenomeno dell’adattamento, il cui primo scopo, solitamente, è quello di ottenere un facile riscontro da parte del pubblico affezionato. Non si contano non a caso gli adattamenti delle opere di Jane Austen, così come si comincia a perdere il conto dei grandi cult che come Coming to America stanno tornando alla ribalta e la cui unica novità, solitamente, è il format adottato (molti film vengono riproposti come serie televisive) o il veicolo che le trasmette (dal cinema e dalla televisione allo streaming).

In conclusione, Coming 2 America mantiene incredibilmente lo charm del suo predecessore, ma non aggiunge nulla o quasi – e quel quasi lo salva da una bocciatura netta.

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