OSCAR 2021 – Il suono di MANK. Dal ritorno di David Fincher alla storia dell’uomo all’ombra di Orson Welles

L’OMBRA DI ORSON WELLES

I lavori successivi a Citizen Kane, anche quelli più sofferti in termini economici come The Magnificent Ambersons (1942) e Touch of Evil (1958), hanno sicuramente lasciato il segno nella filmografia di Orson Welles, tuttavia nessuno script risulterà mai più fresco e senza tempo come quello del suo primo lungometraggio. Film, Citizen Kane, che non sarebbe esistito senza l’esperienza personale e come giornalista del suo socio “quasi dimenticato” Mankiewicz. Una storia che secondo Pauline Kael, nel saggio sopra citato, mescola le vite di Mank stesso, di Welles e di Hearts, al quale il personaggio di Kane è ispirato. Non a caso Kael descrive la pellicola come “[…] la storia di uomini brillanti e capaci, che sembrano avere tutto ciò che serve per fare ciò che vogliono fare, ma vengono sconfitti”.

Se i giornali di Hearts ignorarono deliberatamente Welles, ritenendo che per un attore del suo calibro risultasse una punizione peggiore non fare il suo nome sulle prime pagine, perseguitarono invece Mankiewicz, un bersaglio decisamente più arrivabile, il quale arrivò a rivolgersi all’American Civil Liberties per ricevere una difesa. Per William Randolph Hearts si trattava poco meno che di una vendetta personale: non valeva la pena prendersela con un venticinquenne prodigio come Welles, mentre per Mank l’editore sembrava covare un risentimento che andava al di là delle insinuazioni diffamatorie contenute nel film. Mankiewicz era infatti molto amico della nipote di Hearts, l’attrice Marion Davis (nel film di Fincher interpretata da Amanda Seyfried) e in tempi non sospetti lo scrittore sedeva al fianco di Hearts nei luculliani banchetti tenutosi nella grandi sale della lussuosa dimora di quest’ultimo. Hearts trovava nel giornalista motivo di intrattenimento, finché un giorno Mank tradì l’ospitalità dell’editore diventando un soggetto a dir poco scomodo. Fu a causa di questi dissapori che il signore della stampa che aveva allevato intere generazioni a tradire chiunque per una storia, divenne a sua volta vittima di Mank che ne traspose la leggenda in sceneggiatura, nella figura di Charles Foster Kane.

Apprendiamo infine da Pauline Kael ciò che deve avere affascinato Fincher al punto da farci un film. Oggi sappiamo infatti che Orson Welles, la cui autorialità del film è stata accreditata a tavolino per decenni, era tutt’altro che nei paraggi quando Mankiewicz, nel 1940, era alle prese con la stesura forzata della sceneggiatura. Forzata lo era davvero, dal momento in cui in quei tre mesi Mank si trovava costretto a letto da una gamba rotta, bloccato in un ranch a cinque miglia da Los Angeles con una segretaria e un’infermiera (nel film rispettivamente interpretate da Monica Gossman e Lily Collins) che lo monitoravano 24 ore su 24, lontano dai vizi e visitato regolarmente da John Houseman perché rispettasse le scadenze stabilite. Più che scrivere Mankiewicz dettava, mentre “[…]la maggior parte della compagnia del Mercury Theatre erano a Hollywood a fare i loro spettacoli radiofonici settimanali e aspettavano mentre questo strano gruppetto passava la primavera del 1940 a Victorville a preparare la sceneggiatura per il debutto [di Orson Welles] nel cinema”.

“Ci sono mostri” afferma Kael:”e poi ci sono mostri sacri. Welles e Mankiewicz rientrano in questa categoria a pari merito”. Il fatto che Welles conoscesse appena Hearts è la prova di quanto di biografico e personale si trovi di Mank nella sceneggiatura di Kane, ma ciò non significa che Orson ignorasse la caricatura che il suo collaboratore aveva fatto del magnate dell’editoria, per quanto fu pronto a smentirlo ai giornali lo stesso anno in cui il film uscì. Era un gioco, quello di Mank e Welles, ed entrambi sapevano di chi stavano raccontando, ma per il secondo era come se Kane ridonasse a Hearts la propria grandezza e non lo abbassasse quindi alla sagoma grottesca che apparentemente

Citizen Kane vinse il Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura originale nel 1942. Ottant’anni dopo Mank di David Fincher è tra i favoriti con 10 nomination, tra cui Miglior film, Miglior regia (D. Fincher), Miglior attore protagonista (Gary Oldman), Miglior attrice non protagonista (Amanda Seyfried), Miglior colonna sonora e – ci mancherebbe – Miglior sonoro. Stupisce ma non troppo la mancata nomination come Miglior Sceneggiatura originale.

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