Un film che si prende il tempo di esistere. La recensione del nuovo film Pixar LUCA

I temi del film e il problema di Disney nell’ammettere che certe cose le sa fare proprio bene

Solitamente film che puntano alla semplicità tendono a unire. Così è stato in parte con Luca, che come abbiamo detto sta raccogliendo parecchio consenso tra il pubblico internazionale.

Se c’è una cosa su cui gli spettatori si stanno dividendo, tuttavia e come altrettanto spesso capita, sono i temi che il film propone, o per meglio dire il messaggio che questi temi vogliono far passare.

Nell’era dell’abbondanza il pubblico è un creatore di contenuti. Io stesso, scrivendo questa recensione, mi eleggo a critico cinematografico quale non sono, per puro diletto, passione o digressione accademica. Questa tendenza porta a un pubblico sempre più consapevole e affamato di stimoli narrativi, a schiere di utenti e spettatori che scelgono di interrogarsi su ciò che stanno guardando per poi condividere, in seguito o addirittura in anticipo, le proprie opinioni con una community di riferimento.

Ne consegue che a partire da rumor, prima ancora che dai trailer, il pubblico si divide sui sottotesti di film, serie tv, videogiochi, ecc. Dichiarazioni antecedenti all’uscita di un film generano e distruggono interi fandom, utenti in rete si dilaniano a colpi di battitura, indiscrezioni e meme, mentre i player che producono e divulgano il prodotto in questione fanno la spola tra sostenitori e detrattori di certe tematiche al solo scopo di speculare il più possibile sul più alto numero di thread disponibili all’annuncio e al rilascio del suddetto prodotto (film/serie/videogioco/ecc.).

Nonostante il basso profilo tenuto, in tal senso Luca non è stato certo esente dalle chiacchiere. Anzi.

A partire dal trailer il pubblico si è diviso tra chi ha eletto il film a paladino della rappresentazione queer nell’ambito dell’animazione internazionale e chi invece ha gridato alla temibile avanzata di questo fantomatico politically correct, vai tu a capire se inteso come dei produttori o degli utenti stessi, quale che sia oggi la differenza.

Si sprecano i dettagli e le teorie che i fan hanno estrapolato da pochi secondi di immagini in movimento e poi dalla visione completa del film, ma una cosa è certa e inopinabile: tra le altre cose Luca parla di diversità, di trasformazione/crescita e accettazione. Solo che lo fa con la semplicità di cui abbiamo parlato sopra, con l’universalità e l’essenzialità di valori già citati, tra cui l’instaurazione di un nuovo rapporto tra due coetanei e la scoperta degli altri, dell’altro e di se stessi.

Altrettanto inequivocabile è il fatto che Luca sia un film che parla quindi di amicizia e che affronti anche questo tema con scelte non così scontate quali (SPOILER) il tradimento perpetuato dal protagonista ai danni della persona che lo ha fatto letteralmente uscire dalla sua comfort zone e le due diverse strade intraprese sul finale.

Lungi dall’esporsi troppo, manco facesse male alla pelle, Enrico Casarosa ha cercato di essere chiaro fin da subito: Luca non è una gay romance. Vale a dire che nemmeno Frozen, stando agli autori, affronterebbe tematiche queer, quando invece abbiamo visto, anche nella nostra recensione del sequel, quanto, volente o nolente, il film sia stato uno spartiacque nell’affrontare implicitamente determinati temi.

Luca affronta emozioni e valori universali, lo abbiamo detto, ma sembra che accettare il fatto che questi valori possano essere davvero universali e quindi anche e soprattutto non binari spaventi ancora le major e chi per loro, i quali, nel dubbio, non esitano a mettere le mani avanti e si limitano a vendere t-shirt del topo color arcobaleno, perché comunque sì, è il Pride Month e qualcuno che si ripara dal caldo in un Disney Store in chiusura lo trovi sempre.

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