Un sequel, o forse un remake, o magari un reboot … di questi tempi nessuno si inventa più niente. Gli “albi neri” di Dylan Dog

La community bonelliana sta assistendo negli ultimi mesi a qualcosa di irreversibile, o forse no?

Lo stravolgimento dell’universo dylaniato a cura di Roberto Recchioni ha fatto storcere il naso a molti e rizzare i peli delle braccia ad altri, ha fatto gridare allo scempio una parte di lettori e accettare la meteora in faccia a quelli più curiosi e non meno fedeli.

Se c’è una certezza è che non ci sono certezze. Il pubblico di Dylan Dog è definitivamente diviso (ma e poi mai stato unito?) tra chi boccia la nuova alba nera del Dylan Dog rebootato di Recchioni e chi la difende a spada tratta senza sapere cosa ci aspetterà realmente.

Dall’albo numero 401 sembra di assistere a un universo sì dilanyato, ma dallo schiocco di dita di Thanos. All’appello non sembra mancare nessuno (eccetto Groucho, ingombrante anche nella sua assenza) ma qualcosa è evidentemente cambiato e non per forza in meglio o in peggio. Qualcosa è cambiato in superficie, c’è una barba in più, un legame padre-figlio sancito ora anche anagraficamente, nemici creduti dimenticati, un nuovo assistente e grandi amori. Di fatto non è cambiato nulla e, al contrario, sono stati accentuati gli aspetti che hanno reso celebre l’indagatore dell’incubo.

Non è cambiato infatti l’amore autoriale e viscerale dell’eroe per la cultura pop, per la musica, per il cinema horror (io avrei voluto vedere addirittura un Dylan appassionato di Serie TV), il suo incurabile politically correct e la spada tratta in difesa dei più deboli. In altre parole, potremmo dire che il mood di Dylan Dog è rimasto lo stesso, laddove non risulti addirittura più evidente di prima.

Un nuovo inizio che si prefigge di ridefinire i primi passi del personaggio (ne rispetto di quanto è stato, ovviamente) e di dare il via a nuove storie, fedeli nello spirito del character originale.

Roberto Recchioni, Il tramonto rosso, n.402

Inespugnabile e al tempo stesso cristallina, la linea autoriale rimarca l’idea che non si tornerà indietro. Questo non significa che non vedremo più Groucho e che Dylan Dog non si depilerà più il viso. Significa semplicemente che quello che leggiamo in questo momento è autentico, ufficiale, canon direbbero alcuni.

All’uscita del 402 non è ancora dato a sapersi se si tratta di “un sequel, o forse un remake, o magari un reboot […]”, certo è che la manovra ha permesso e permetterà a Dylan Dog e ai suoi lettori di aprirsi a nuovi orizzonti inesplorati. Orizzonti comunque sondati finora a suon di autocitazionismo stilistico e narrativo, scelta che sappiamo continuerà con il 403 e che verosimilmente caratterizzerà l’intero ciclo narrativo

Quella di questo “Anno uno”, di questo albi neri, è una scelta decisamente più coraggiosa di quella intrapresa dell’ultimo Star Wars, ma comunque insidiosa sotto più punti di vista e ancora fortemente enigmatica.

Esistono infinite realtà e infiniti mondi, alcuni molto simili, altri profondamente differenti…

Xabaras in Il tramonto rosso, n.402.

Sono molte le vite di Dylan Dog prima screditate, poi rivalutate, e infine rimaste nella storia della serie a fumetti. Sono molte le declinazioni commerciali in cui l’indagatore dell’incubo può ancora incorrerere, e altrettante sono le forme transmediali che lo accoglierebbero indubbiamente a braccia aperte.

“Alla scoperta di chi è questo nuovo Dylan e di come diventerà […]” non possiamo negare la bellezza delle pagine che teniamo in mano, “il cosa” di quello che leggiamo e “il come” dei moti dell’anima ritratti da Roi. Un numero è meglio dell’altro e il piacere della scoperta dell’orrore, della morte e dell’amore è finalmente vivo (sembra di sentirlo dall’al di là, Wilder esclamare “it’s alive!”).

Dylan Dog n.388 – Esercizio numero 6 #-12 alla meteora

Uscita: 29/12/2018

Soggetto: Paola Barbato

Sceneggiatura: Paola Barbato

Disegni: Giovanni Freghieri

Copertina: Gigi Cavenago

Con la fine dell’anno abbiamo aggiunto un nuovo tassello al misterioso mosaico che si palesa d’innanzi a noi e al destino dell’indagatore dell’incubo per antonomasia.

Il nuovo numero di Dylan Dog Esercizio numero 6 è un nuovo capitolo di quella che viene definita la saga della meteora e che prevede che nell’arco di un anno (nel tempo della storia così come nel tempo del racconto) un grosso asteroide impatterà sulla terra, gettando l’umanità nel caos e verso un’imminente fine.

Per far fronte a questa minaccia si offre volontario nientedimeno che John Ghost, il super villain ideato da Roberto Recchioni che da ormai una cinquantina di numeri ha in serbo per Dylan Dog un piano ancora indefinito, ma che ha tutto il sapore di qualcosa di eclatante, se non di … apocalittico.

Nel numero precedente abbiamo visto come Ghost abbia alimentato l’odio e il caos a Londra, creando un’applicazione che permette ai civili di segnalare individui reputati pericolosi. A quel punto il cittadino è chiamato a radunarsi e farsi giustizia da solo per mezzo di rastrellamenti, pestaggi e vere e proprie esecuzioni pubbliche. Le prime vittime del piano di Ghost sono stati alcuni pazienti psichiatrici fuggiti proprio grazie all’intervento del ricco imprenditore.

In questo nuovo albo ci troviamo invece in una via di mezzo tra gli X-men e Village of Damned (Rilla, 1960). Quest’ultimo felice riferimento è dichiarato dallo stesso Recchioni nella rubrica di apertura, dove si tirano le fila di quanto è successo e di quanto accadrà, futuro di cui gli stessi autori sanno ben poco. Quando l’inquietante countdown sarà finito, infatti, si aprirà un nuovo ciclo narrativo che gli autori non hanno ancora scritto. Il materiale finora definiti è quello che abbiamo tra le mani e numeri successivi da qui a dicembre.

Esercizio numero 6 è un racconto pieno di personaggi, principalmente gli studenti della scuola per esper (da ESP, percezione extrasensoriale) abitazione del nuovo caso. Tra i doni di studenti e docenti se ne annoverano dei più classici, dalla telecinesi alla telepatia, passando per il teletrasporto, l’empatia e la combustione. Gli esercizi di gruppo, come quello che da il titolo all’albo, servono per imparare a controllare i rispettivi poteri attraverso la sintonia e la fiducia reciproca.

Tutto va a rotoli nel momento in cui un camion cisterna si schianta contro una scuola rivale e i sospetti ricadono su Grady, un ragazzo fino a quel momento ritenuto tra i più tranquilli. A quel punto viene contattato Dylan, che per la prima volta si trova ad essere accolto a braccia aperte invece che denigrato o preso a porte in faccia. Nel giro di poche tavole l’indagatore dell’incubo dovrà fare i conti con misteriose scomparse, omicidi ancora più enigmatici e una triste verità che costringerà l’oldboy a fronteggiarsi con una delle sue peggiori fobie (e sono tante!) e con una delle sue più pesanti croci… l’uccisione di un innocente (guarda caso soggetto e sceneggiatura sono di Paola Barbato, unica sceneggiatrice donna della testata celebre per torturare emotivamente l’indagatore dell’incubo).

Di Esercizio numero 6 ho apprezzato il plot complesso a articolato, un dinamismo dato anche dai disegni di Freghieri,che ti lascia incollato alle pagine e ti impedisce di distrarti, pena la perdita di qualche indizio, il nome di uno studente o un particolare utile a tirare le fila verso il finale. Consigliatissimo iniziare la lettura sotto le note di Revolution9 dei Beatles, come suggerito da Recchioni.

Capitolo forse troppo verticale rispetto al precedente, ma c’era da aspettarselo. La Running Plot qui sta in piedi grazie all’espediente della meteora che nel suo lento avvicinamento alla terra funge da costante negli eventi che da qui a un anno vedranno protagonista Dylan Dog.

Stuzzichevoli le tavole di apertura e di chiusura che mostrano come il caos stia giù prendendo piede anche tra le menti più brillanti dell’umanità, nessuno escluso, meravigliosa le seconda uscita dei Trocchi dell’incubo illustrati da Stano.

Dylan Dog n.387 – Che regni il caos! #-13allameteora

Uscita: 29/11/2018

Soggetto: Roberto Recchioni

Sceneggiatura: Roberto Recchioni

Disegni: Leomacs, Marco Nizzoli

Copertina: Gigi Cavenago

Ritorni e novità per il numero del mese di Dylan Dog. Il ritorno è quello dei Tarocchi dell’Incubo, una preziosa collezione di Tarocchi illustrate da Angelo Stano (20 carte per albo) che accompagnerà il lettore per i prossimi quattro mesi. La novità è invece quella relativa all’inizio di una nuova running plot che sarà strutturata su tredici numeri, ovvero per tutto il 2019.

Tredici mesi, un numero che trasuda fatalità da tutti i pori, è anche il tempo che ci separa dal traguardo quattrocentesimo albo, il capolinea dopo il quale, parola del curatore dell’universo DyD, nessuno sa cosa potrà accadere, nemmeno gli editori.

Non è un caso dunque che a inaugurare la saga cosiddetta della meteora sia proprio la penna di Recchioni, il quale, per l’occasione, scende in campo e sfodera una delle storyline più misteriose degli ultimi cinquanta numeri della serie, cui fa capo il villain “tessuto” da Recchioni stesso, John Ghost, e qualche tassello in più del suo piano malvagio che, come accade di rado, esclude l’uccisione dell’indagatore dell’incubo e ne prevede, al contrario,  il suo attivo coinvolgimento.

L’investitura di Dylan a cavaliere della Regina dopo avere salvato Buckingham Palace dalla furia del caotico Axel Neil – eccezione fatta per le decine di persone maciullate per le strade della metropoli – è solo l’inizio del progetto che Ghost ha in serbo per il protagonista e per l’umanità intera. Dopo avere trasformato Dylan in un modello sbagliato per la comunità, alimentando odio e psicosi dei cittadini londinesi attraverso un’ app che consente ai cittadini la segnalazione di presunti mostri (leggi diversi) e di arrivare dunque a farsi giustizia privata sull’esempio del detective da cui l’app prende il nome  (DyD 666, chapot!), l’imprenditore al servizio del caos annuncia al lettore la meteora da il titolo alla saga e che nel giro di un anno si abbatterà sulla terra, gettando l’umanità nella disperazione e nel disordine assoluti. Non riuscendo per via legale a impedire a Ghost di utilizzare la propria immagine, Dylan decide di scendere in strada e tornare a fare la differenza con quelli che lo stesso Groucho definisce “i grandi classici”. Per deviare il tentativo dell’indagatore dell’incubo di rivolgersi alla nazione attraverso i mezzi di comunicazione Ghost decide di “spegnere” la BBC e dare agli spettatori qualcosa di più interessante, aprendo i cancelli del manicomio di Harlec e permettendo così ai suoi ospiti di fuggire in città. Quale migliore pretesto per farci incontrare un vecchio amico come Sir Chester, il freak che in più di un’occasione si è prezioso informatore e alleato per il nostro eroe?

Proprio i freak sono dunque il primo bersaglio delle persone che reagiscono all’iniziativa di Ghost e lo stesso Sir Chester rischia di fare una brutta fine se il suo amico Dyan Do non fosse accorso sul posto appena in tempo. “Pensavo combattessi i mostri” protesta uno dei bulli. “Infatti” risponde Dylan “i mostri siete voi”.

Come detto, tutti grandi classici che convogliano nel principio di un disegno più grande e che renderà l’anno avvenire inedito e  molto interessante, dovesse anche essere l’ultimo che vedremo (meteora permettendo, insomma).

In occasione dell’inaugurazione del nuovo ciclo narrativo, inoltre, la Bonelli Editore ha reso disponibile una cover variant lenticolare che, come nella GIF sotto, rende l’idea della portata di ciò a cui stiamo per assistere. Qualcosa di così devastante che lo stesso Dylan, che con la minaccia dell’Apocalisse in realtà ha già avuto a che fare, sente di non poter fare nulla… se non continuare a essere umano.

NdR. da non perdersi la playlist di Roberto Recchioni divulgata dalla pagina ufficiale di Bonelli Editore per per leggere il n.387 nel giusto mood

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