SOTTO LE STELLE DEL CINEMA e IL CINEMA RITROVATO 2020 – Il grande schermo che esiste e resiste

Da ormai un mese a questa parte il “cinema più bello del mondo” è tornato ad accompagnare il pubblico di Piazza Maggiore a Bologna e non solo. In un 2020 in cui tutte le iniziative estive sono state indiscutibilmente a rischio, con Sotto le stelle del cinema la Cineteca di Bologna è infatti riuscita a rilanciare per questa sua XXVI edizione con addirittura non una, bensì due sale a cielo aperto. Il pubblico di Bologna ha potuto e potrà quindi scegliere tra il canonico crescentone del centro o il manto erboso del quartiere Barca (BarcArena) con vista suggestiva sul Santuario di San Luca.

Al termine di Sotto le stelle del cinema, dal 25 al 31 agosto torna anche il Cinema Ritrovato con la sua XXXIV edizione. Così come Sotto le stelle del cinema è partito in quarta con un ricco caleidoscopio di titoli immortali e imperdibili, dal “dirty” Ispettore Callaghan di Siegel alle Margheritine riot di  Věra Chytilová, passando per la Nico di Susanna Nicchiarelli al Buscetta di Bellocchio, anche il Ritrovato si espande e lo fa in un certo senso all’infinito, non solo nei cosiddetti luoghi del festival, che sono comunque più di una dozzina, bensì anche nella sua nuova versione streaming che coinvolgerà quindi, come già faceva sul campo, il pubblico di tutta Italia e di tutto il mondo, in totale sicurezza.

Basta e avanza come invito la continuità tra le 55 serate di Sotto le stelle del cinema e Ritrovato all’insegna del ricco cartellone dedicato ai centenari di Federico Fellini, Alberto Sordi ma anche Franca Valeri, che ci ha lasciato appena due giorni fa.

Come tutti gli anni, e questo vale tanto per il Cinema sotto le stelle quanto per l’imminente e atteso Ritrovato, arricchiscono non di poco la magia delle sale e delle arene le presentazioni dei film da parte di Gianluca Farinelli e dei suoi illustri ospiti. Abbiamo visto Lucarelli introdurre Eastwood, la stessa Nicchiarelli elogiare non a torto l’interpretazione di Trine Dyrholm e parlarci del suo prossimo film (Miss. Marx), ci siamo emozionati insieme a Beppe Caschetto mentre riceveva in dono il David per Il Traditore, che di statuette ne vinse ben 6, e abbiamo ascoltato anche Favino ringraziare Bologna seppur in remoto. Poi è stato come dovuto anche il momento di piangere, ci siamo fatti accompagnare dalla ‘stragedia’ di Nino Migliori nel ricordo delle vittime di Ustica e pochi giorni dopo era già il 2 agosto. Un’aria, quella del cinema più bello del mondo, come ogni anno gonfia di immagini e ricordi, quest’anno orfana dei numeri di spettatori cui è abituata ma comunque partecipatissima e piena.

Il cinema c’è, esiste e resiste. #cineresistenza

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L’estate alle spalle, lo schermo davanti. #recensionispicciole di agosto 2019

Di rientro dall’estate, le #recensionispicciole pubblicate sulla pagina Facebook del mio blog nel mese di agosto

The Silence of The Lambs

L’altra sera sono tornato a vedere The Silence Of The Lambs (J. Demme, 1991) e non so se accetterò l’addio di Jodie Foster al suo personaggio con gli stessi occhi di quando ero ragazzino. 

Reduce dal suo ruolo in Taxi Driver, e sicuramente complice la visione in lingua originale, l’attrice ci regala un’agente Starling che è ormai storia del cinema. Non c’è Moore che la eguagli, così come a distanza di dieci anni non esiste partita tra le versioni di Demme e di Scott, seppur abbia certo gravato l’infausto destino del film Hannibal (R. Scott, 2001) in corso di produzione (Jodie Foster fece cambiare appositamente il finale originale per poi rifiutare comunque il ruolo di Clarice).

65esimo film migliore di tutti i tempi secondo l’AFI e tra i primi film a portarsi a casa ben 5 Oscar, insieme a It Happened One Night (F. Capra, 1934) e One Flew Over the Cuckoo’s Nest (M. Forman, 1975), il primo capitolo cinematografico della saga di Hannibal Lecter mette a tacere gli agnelli, ma fa parlare di sé ancora oggi.

6 agosto 2019

L’Onorevole Angelina

Nel cinema più bello del mondo, quello sotto le stelle in Piazza Maggiore, è stata la volta de L’Onorevole Angelina, gioiellino di Luigi Zampa che mi aveva stregato già alla mia prima visione qualche anno fa.

Uscito a cavallo tra il referendum del 1946 e le prime elezioni politiche del 1948, il film ci mostra la stessa condizione delle borgate su cui solo un anno più tardi Vittorio De Sica insisterà con un altro film che amo a ogni visione, Ladri di biciclette

Alcune delle regole più ortodosse del Neorealismo italiano, dalle riprese quasi interamente all’esterno, tra le macerie del dopoguerra e le nuove speculazioni edilizie, all’assiduo ricorso a non attori e il tentativo evidente di rappresentare la vita nella maniera più verosimilmente possibile, sono tradite da una delicatezza e una ricerca narrativa e attoriale, specie nel caso della protagonista, che anticipano di parecchio tempo quella che sarà la commedia all’italiana.

Impreziosisce ulteriormente il film la partecipazione di Anna Magnani, attorno alla quale gli sceneggiatori hanno creato la protagonista e il cui coinvolgimento è andato ben oltre al semplice ruolo di attrice (tra le altre cose, la Magnani compare nei crediti come co-sceneggiatrice).

Significativa la testimonianza scritta di Zampa che ricorda quando con Anna Magnani scesero nelle borgate e un gruppo di ragazze riconobbero la star del cinema e l’avvicinarono. A un certo punto Anna Magnani indicò il vestito di una delle ragazze e disse “è quello”. La produzione acquistò il vestito alla giovane donna e quando la Magnani lo indossò sul set fu subito Angelina Bianchi, l’onorevole baccagliera di Pietralata.

Il film spicca poi per l’approccio moderno a temi ancora attuali, quali la miseria, l’occupazione, le battaglie per i diritti. Un dovuto finale amaro lascia l’impronta di un personaggio femminile sconfitto, ma comunque forte e onorevole, “ma onorevole pé davero”.

7 agosto 2019

Senso

La prima volta che ho visto Senso di Visconti non era ancora uscito Frozen della Disney. Rivedendolo oggi sotto le stelle di Piazza Maggiore a Bologna, non posso non notare nella maniera più goliardica possibile la somiglianza tra i due malvagi ammaliatori, il principe Hans delle Isole del Sud e il tenente Franz Mahler.

Diverse sono invece le protagoniste. Da una parte Anna, che parte all’avventura per riportare a casa la sorella Elsa. Dall’altra la Contessa Livia Serpieri (Alida Valli), la quale vende tutto ciò che ha di più caro, causa compresa, in nome di un tragico e immaturo innamoramento.

Oltre a sancire l’indiscutibile maestria alla regia di Visconti, Senso ne condanna la reputazione agli occhi dei neorealisti. L’accusa è verosimilmente quella di tradire i preconcetti più puri del neorealismo in virtù di una messa in scena di misure hollywoodiane, una narrazione pilotata (complice la natura di adattamento del film, tratto dall’omonima novella di Boito) e l’acquisizione di un punto di vista differente da quello dei bassi ceti.

Sulla cartolina di benvenuto in piazza leggiamo le parole di Visconti:”La parola realismo mette addosso una singolare paura. C’è di più: è invalsa la credenza che fare del realismo nel cinema voglia dire approfondire moti, sentimenti e problemi delle classi povere della nostra epoca. Come se fosse proibito per un regista realista indagare criticamente sui moti, sentimenti e problemi delle classi dominanti di una qualsiasi altra epoca”. E questo è quello che in fondo Visconti fa con Senso, criticando con la lente ideologica del comunismo una guerra fatta male, quella risorgimentale e in particolare la battaglia di Custoza, perché coinvolta in essa una sola classe sociale. 

Parafrasando le testimonianze del regista, gli stessi protagonisti del film sembrano personaggi tipici appartenenti a classi dominanti in piena crisi, alla vigilia di un’altrettanta crisi politico-militare che sfocerà poi nella suddetta battaglia che doveva essere il titolo originale del film, poi censurato dalla produzione stessa.

Sotto le stelle del cinema – Lo schermo in città, la città nello schermo. La recensione di Hanno rubato un tram

Regia: Mario Bonnard, Aldo Fabrizi

Produzione: Luigi Rovere

Il cinema più bello del mondo torna a rischiarare le notti di Piazza Maggiore a Bologna con un programma sempre più ricco e ospiti d’eccezione, da Coppola alla Cortellesi.

In attesa della 32esima edizione del Cinema Ritrovato Festival (22-30 giugno), vera e propria macchina del tempo alla scoperta di tre secoli di opere cinematografiche amate, restaurate o addirittura mai viste, ha preso il via la rassegna serale e gratuita Sotto le stelle del cinema, ieri alla sua seconda serata con un film particolarmente importante per il capoluogo emiliano e intelligentemente proposto in un periodo in cui il tema cardine della pellicola risulta quanto mai attuale.

Hanno rubato un tram è un film del 1954 solo in parte diretto da Mario Bonnard il quale, in seguito a problemi di salute, dovrà a un certo punto lasciare il timone alla regia al protagonista Aldo Fabrizi, assistito da un giovanissimo e quasi irriconoscibile Sergio Leone, anch’egli poi coinvolto in un ruolo come attore.

Come del resto l’intero film, la sequenza notturna in cui Fabrizi attraversa Bologna a bordo di un tram rubato rivela un’altra incredibile partecipazione, nonché le capacità di direttore della fotografia di un Mario Bava in erba che da lì a pochi anni si sarebbe distinto alla regia di segnanti b-movie e come pioniere di interi generi ormai cult.

Hanno rubato un tram si rivela un gioiello agli occhi della città su due piani temporali. Parte dello spettacolo è stato certo il gioco spontaneo degli spettatori che da dietro la quarta parete cercavano di indovinare le strade e i canonici chilometri di portici, destreggiandosi con agilità attraverso le ellissi spaziali del montaggio e ridendo a crepapelle sotto le battenti frecciatine sulla cultura bolognese.

Mancini, il personaggio di interpretato da Fabrizi, è infatti un romano in terra straniera, maritato con una bolognese doc, padre di un figlio che comunica in dialetto e non si fa capire e nuoro di un’anziana donna che si lascia intendere fin troppo bene. Esilaranti le gag sulla paternità delle tagliatelle e irresistibili i pasticci linguistici.

Oltre al passato, Hanno rubato un tram fa breccia anche nel presente e nel futuro della città, rievocando la diatriba cittadina pro e contro l’imminente ritorno dei tram nelle strade del capoluogo. Forse ancora più attuali sono gli scetticismi e gli scenari dell’attesa collettiva mostratoci dal direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli durante l’introduzione al film.

La macchina e il ragionamento politico culturale dietro il recupero e l’inserimento di Hanno rubato un tram nel palinsesto di Sotto le stelle del cinema è evidente e al tempo stesso non viene per nulla mascherato dall’organizzazione dell’evento.

Eterno è poi il tema sociale del film, l’alienazione del lavoratore e gli effetti sul corpo e la mente della stressante vita in una metropoli moderna, tecnologica e veloce. Una velocità cui non tutti sopravvivono, compreso il protagonista del film, soggetto a un vero e proprio caso di mobbing sul lavoro che sfocia in una reazione poi affrontata sul grande schermo d’oltreoceano in epoche future e in contesti dovutamente più spettacolari.

Nonostante la forte connotazione locale il film sforerà comunque il successo nazionale, ispirando Luis Buñuel per l’adattamento messicano la ilusión viaja en tranvía.

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