OSCAR 2021 – Il suono di MANK. Dal ritorno di David Fincher alla storia dell’uomo all’ombra di Orson Welles

La novantatreesima notte degli Oscar si avvicina e io sono alle prese con il recupero di alcuni dei titoli che quest’anno sono candidati all’ambita statuetta.

È la volta di MANK, un biopic dedicato a uno dei tanti geni creativi della golden age hollywoodiana sì riconosciuti dalla critica ma dimenticati poi dalla coscienza collettiva della storia del cinema. Nella maggior parte dei casi questo è dovuto al fatto che all’epoca non era raro trovarsi a collaborare con giganti della filiera, da colleghi sceneggiatori a registi, ma anche produttori e divi e dive del palcoscenico capaci di vendere la propria immagine in un’epoca, quella dello star system, dove l’immagine era tutto. Nel caso di Herman J. Mankiewicz, come vedremo, l’ombra con la quale confrontarsi era quella di un venticinquenne Orson Welles, quella del più celebre e dispotico produttore cinematografico Louis B. Mayer (la MGM, avete presente?) e non ultima l’ombra tagliente del magnate dell’editoria William Randolph Hearts cui Mankiewicz si sarebbe ispirato per il protagonista del film commissionatogli da Welles.

Pur avendo visto almeno cinque volte Citizen Kane (1941) e sventolandolo ai quattro venti come uno dei miei film preferiti (vai a capire poi se sia vero o pura suggestione da aca/fan quale sono) io stesso non ero mai incappato fino ad oggi nell’interessantissimo pezzo di Pauline Kael del 1971 “Raising Kane” che funge da base al film di David Fincher.

IL RITORNO DI DAVID FINCHER

Proprio il ritorno del maestro del thriller cinematografico è sicuramente uno dei motivi per cui valga la pena dare una chance al film. Il regista di Seven (1995) e Fight Club (1999) mancava infatti dal grande schermo ormai da sei anni, lo abbiamo visto l’ultima volta uscire nelle sale (ve le ricordate le sale, quelle strane creature?) con Gone Girl nel 2014 e non può dirsi per questo d’essere stato con le mani in mano fino ad oggi.

A seguito del suo contributo di regia nei primi due episodi della prima stagione di House of Cards nel 2013 (House of Cards che, lo ricordiamo, se escludiamo il suo triste epilogo produttivo rappresenta l’ariete con cui Netflix ha sfondato le porte dell’entertainment per cambiare per sempre la fruizione di cinema e serie televisive) e pur essendosi successivamente espresso a sfavore dei tempi richiesti dal mezzo seriale, Fincher ha infatti firmato dal 2017 al 2019 alcuni episodi delle due stagioni di Mindhunter, apprezzatissima dal pubblico ma conclusasi al suo diciannovesimo episodio su stesso suggerimento di Fincher che ritenne non valesse la pena insistere per un seguito.

Se si contano dunque la serie Netflix e Zodiak (2007), che esplorano entrambi uno dei generi per cui Fincher si è fatto conoscere ai più, ma comprendendo anche The Social Network (2010), vincitore di 4 Golden Globe e 3 Premi Oscar, Mank andrebbe ritenuto il quarto prodotto di natura biografica con cui il regista si trova a confrontarsi.

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Il cinema che verrà: da ‘Matrix 4’ a ‘Dune’, i film Warner Bros. previsti per il 2021 usciranno contemporaneamente in sala e su HBO Max

Quando la Warner Bros. ha annunciato che “Wonder Woman 1984” sarebbe atterrato su HBO Max a Natale, stesso periodo di debutto nelle sale, molti si aspettavano che fosse un esperimento isolato in risposta a una pandemia senza precedenti.

Al contrario, la compagnia ha appena annunciato che questa sarà la strategia dei prossimi 12 mesi. Con una mossa al tempo stesso storica, sorprendente ma anche opinabile, l’intero pannello 2021 della Warner Bros. – una lista di 17 film che include “The Matrix 4”, il remake di Denis Villeneuve “Dune”, l’adattamento musicale di Lin-Manuel Miranda “In the Heights”, il prequel di “Sopranos”, “The Many Saints of Newark” e “The Suicide Squad” – debutterà con le stesse date di uscita sia su HBO Max che in sala.

La scioccante scelta di pubblicare i day-and-date sottolinea la crisi delle sale cinematografiche e la crescente importanza dei servizi di streaming sulla scia di una crisi sanitaria globale che ha decimato la comunità degli esercenti cinematografici.

La lista delle uscite Warner Bors. del 2021 include anche il thriller di Denzel Washington “The Little Things”, il dramma biografico “Judas and the Black Messiah”, il live action di “Tom and Jerry”, “Godzilla vs. Kong”, l’adattamento di videogiochi “Mortal Kombat”, “Those Who Wish Me Dead” di Angelina Jolie, “The Conjuring: The Devil Made Me Do It”, “Space Jam: A New Legacy”, “Reminiscence” con Hugh Jackman, “Malignant” di James Wan e il drama sportivo di Will Smith “King Richard”.

Sul breve periodo la mossa inietterà linfa vitale alla piattaforma HBO Max, la cui sfida alle nuove major come Netflix è cominciata dalla scorsa primavera senza rappresentare una vera e propria minaccia per i competitor. Uno dei principali rivali di WarnerMedia, la Walt Disney Company, ha rafforzato il suo share price grazie all’investimento in offerte streaming come Disney+, nonostante i parchi a tema e le sue attività cinematografiche abbiano subito un crollo. Su questa falsa riga WarnerMedia e la sua società madre AT&T si stanno probabilmente muovendo con un occhio di riguardo su Wall Street.

Come “Wonder Woman 1984”, i film che la Warner Bros. prevede di pubblicare nel 2021 saranno disponibili per gli abbonati di HBO Max per 31 giorni. Dopo il termine di un mese, questi film saranno proiettati nelle sale cinematografiche solo fino a quando non raggiungeranno la tradizionale cornice dell’home entertainment. Da lì, le persone possono noleggiare questi titoli attraverso piattaforme online come Amazon, iTunes o Fandango. Non è chiaro quando i titoli torneranno su HBO Max.

La presidente e CEO di WarnerMedia, Ann Sarnoff, ha definito il modello come un “piano annuale”. I dirigenti dell’azienda hanno sottolineato che l’iniziativa non dovrebbe continuare nel 2022 in quanto viene considerata una soluzione temporanea in risposta alla crisi globale in corso.

“Viviamo in tempi senza precedenti che richiedono soluzioni creative, tra cui questa nuova iniziativa per il Warner Bros. Pictures Group”, ha dichiarato Sarnoff in una dichiarazione. Nessuno più di noi vuole che i film tornino sul grande schermo”. Sappiamo che i nuovi contenuti sono la linfa vitale dell’esposizione teatrale, ma dobbiamo bilanciare questo con la realtà che la maggior parte delle sale negli Stati Uniti probabilmente opereranno a capacità ridotta per tutto il 2021[…] Con questo piano annuale possiamo sostenere i nostri partner con un’offerta costante di film di livello mondiale, dando anche agli spettatori che non hanno accesso alle sale o che non sono ancora pronti a tornare al cinema la possibilità di vedere i nostri fantastici film del 2021. La consideriamo una vittoria per gli amanti del cinema e per gli esercenti, e siamo estremamente grati ai nostri partner cinematografici per aver lavorato con noi su questa risposta innovativa a queste circostanze”

Al link l’articolo originale di Variety: https://variety.com/2020/film/news/warner-bros-hbo-max-theaters-dune-matrix-4-1234845342/

Aspettando Halloween – 31 film da paura per porre fine a un anno da incubo

Trick or treat, trick or treat: Give me some movies nice and sweet.

Per gli appassionati di questa festa anche nostra (sì, Giordano, sto guardando proprio te – ti sto guardando malissimo) Halloween è alle porte ormai da metà settembre.

Con la vigilia di ottobre, tuttavia, si iniziano a vedere immagini, percepire profumi e atmosfere che possono essere toccate con mano. Iniziano i giorni in cui io e la mia ragazza raccogliamo foglie secche ai Giardini Margherita di Bologna per decorare casa e iniziamo ad acquistare nuovi addobbi da aggiungere a quelli degli anni scorsi.

A ottobre la mia magione diventa una casa infestata, un rito colorato per esorcizzare e festeggiare la morte come parte della vita, il tutto condito con il consueto immaginario di zucche, ragnatele e würstel mummia che non si può non amare.

Tra le cose che adoro in assoluto di Halloween ci sono ovviamente i film e gli episodi a tema delle mie serie tv preferite. Se l’anno scorso ho quindi stilato un elenco di 10+1 film e serie da guardarsi aspettando Halloween, vorrei dedicare quest’edizione a chi come il sottoscritto è appassionato, tra le altre cose, dei più grandi titoli horror del cinema del passato e presente. Per questo Aspettando Halloween tenteremo dunque di fare le cose in grande e portare la lista a 31 film, uno per ogni giorno dal 1 al 31 ottobre, sulla falsa riga di quanto feci all’apertura del blog con il mio calendario dell’avvento.

Come sempre siete invitati a condividere i vostri film da paura con chi legge, nei commenti dell’articolo o sotto il post sui canali social. Allarghiamo la nostra ragnatela di consigli per la visione e guardiamo sotto il letto prima di dirci al sicuro … che l’incubo abbia inizio!

  1. 28 Days Later (D. Boyle, 2002)

Londra. A quattro settimane dall’esplosione di un misterioso e incurabile virus, un gruppo di sopravvissuti si mette in viaggio per cercare un rifugio sicuro.

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CR20 – Fate il varietà non la guerra. Il restauro in anteprima mondiale di F.T.A (F*** the Army)

Al ritiro del mio accredito presso le casse del Cinema Ritrovato mi sono accorto da subito di non riconoscere il film riportato sulla shopper di quest’anno. Incuriosito sono corso a informarmi e ho segnato un bel cerchio di promemoria sul programma del Festival alla voce F.T.A.

Salta fuori che F.T.A, acronimo di F*** the Army, è un fantasma. Quando uscì nelle sale durò poco più di una settimana tra New York, Los Angeles e Chicago prima di sprofondare nel dimenticatoio. Un dimenticatoio non poi così profondo per gli appassionati del genere documentaristico a sfondo sociale e antimilitaristico, ma sufficientemente profondo da far sì che da lì in poi il tema cui faceva riferimento venisse del tutto trascurato nelle successive trasposizioni cinematografiche sullo stesso periodo.

Quale sia questo tema è presto detto: non tutti i soldati statunitensi, i cosiddetti G.I, volevano imbracciare i fucili e combattere una guerra che non ritenevano essere la loro. “Neri, bianchi e gialli” preferivano risolvere i problemi coi quali erano costretti a convivere in casa propria, l’odio razziale, il precariato e compagnia cantante, anziché partire e crearne di nuovi in paesi altrui.

Si contano certo titoli incredibili tra i war movie ambientati durante il Vietnam, senza scomodare De Palma o John Rambo, ma nessuno che ritragga realmente e fedelmente le migliaia di soldati e Marines ai quali, all’epoca come oggi, non veniva detto a quale scopo facessero quello che facevano e perché si trovassero dove si trovavano, e che in ogni caso ne avrebbero fatto volentieri a meno.

Dopo nessuno ne parlò, questo è un dato di fatto, ma durante quegli anni qualcuno le domande se le pose eccome e cercò di smuovere un buon numero di coscienze. Nacque così dalla mente di un gruppo di autori, attori e cantanti la risposta all’entertainment prebellico di Bob Hope. Un varietà politico e satirico che in 8 mesi fece il giro degli Stati Uniti coast to coast ma che a seguire osò ancora di più.

Il docu-film segue la troupe nella tournée presso le principali basi militari americane sulle isole del Pacifico e ritrae con rinata qualità visiva l’esperienza e le performance dei giovani Donald Sutherland, Jane Fonda e Len Chandler alle prese con il tentativo di nobilitare le proteste degli attivisti contro la guerra del Vietnam agli occhi dei protagonisti della guerra stessa: i soldati (F.T.A = F*** the Army = Free the Army).

Quando oggi mi capita di sentir dire che gli attivisti contro la guerra del Vietnam ce l’avevano con i soldati, vorrei potere rimettere in distribuzione quel film. Non era un capolavoro d’arte, non c’era bisogno che lo fosse. Il semplice fatto che dimostrassimo di essere dalla parte dei soldati era importante. Ciò che facevamo era grezzo, inaudito, scandaloso e, nell’ambiente attuale, totalmente impensabile. Ci riuscimmo, perché i soldati avevano maturato ardenti sentimenti antibellici e antimilitaristici ed erano pronti

Jane Fonda, la mia vita fino ad ora, Mondadori, 2005

La speranza di Fonda di riportare alla luce questo film non è mai stata così vicina a diventare realtà. Grazie anche all’attrice stessa, tra i produttori del documentario, e al supporto di  Hollywood Foreign Press Association, della Cineteca di Bologna e IndieCollect, è stato infatti possibile il restauro del film, presentato in anteprima mondiale proprio a Bologna e presto disponibile in streaming negli Stati Uniti e negli altri paesi.

A sottolineare l’importanza della mission di realtà come IndieCollect e di film come F.T.A è stata la regista statunitense Amalie Rothschild, ferma sostenitrice della conservazione e della diffusione delle pellicole invisibili, che prima della proiezione si è soffermata e ci ha fatto riflettere con particolare interesse e sensibilità sull’enorme influenza che questo tipo di documentari sulle lotte di ieri può avere sulle lotte di oggi.

CR20 – Da Scarface ad Alice nel Paese delle Meraviglie è un attimo. Sul palco del Ritrovato la prémiere del restauro in 4K di À bout de souffle

Amo enormemente A bout de souffle, di cui per un certo periodo mi sono vergognato; ma lo situo dove va situato: sulla linea di Alice nel paese delle meraviglie. Io, invece, credevo che fosse sulla linea di Scarface.

J.L Godard (Il cinema è il cinema, Garzanti, 1981)

Al ventinovenne Jean-Luc Godard A bout de Souffle non piaceva. Non importa che fosse un suo film, il suo primo lungometraggio, per l’esattezza, basato su una sceneggiatura appena abbozzata di Truffaut, e non importa nemmeno che subito i colleghi dei Cahiers du cinéma e il grande pubblico lo abbiano eletto a manifesto della nouvelle vague.

Quello che Godard fa con A bout de Souffle appare come poco più che un esercizio di stile girato in quattro settimane. Con l’intera Parigi a disposizione e cinepresa a mano, Godard disfa e rifà l’intera storia del cinema servendosi dei suoi schemi e al tempo stesso mescolando le carte in tavola e scomponendo ciò che fino a quel momento il pubblico ma anche i cineasti credevano di conoscere, “[…] aprendo l’iride […]” della macchina da presa e inaugurando un nuovo modo di fare cinema in cui “tutto è permesso”. Montaggio Jump cut, inquadrature a mano, direct adress, ‘errori’ linguistici del tutto voluti, sono solo alcune delle innovazioni apportate da Godard al linguaggio cinematografico con un solo film.

A bout de Souffle è un film senza tempo, può infatti essere visto dai “vecchi” di oggi – come li definirebbe Michel Poiccard – e dai meno vecchi di domani con lo stesso stupore di allora e di sempre. Così Marco Bellocchio descrive il primo Godard in una video presentazione prima della proiezione del film, ricordando come l’uscita di Fino all’ultimo respiro (così distribuito in Italia) sconvolse anche e soprattutto la sua generazione e divenne un’ossessione per molti suoi colleghi, in primis Bertolucci.

“Tutto il film era, e credo che sia, un capolavoro. La storia, il modo di girare, il modo di montare, il modo di raccontare è stato veramente rivoluzionario. […] un capolavoro che va visto dalle vecchie e dalle giovani generazioni di cinefili.’Fino all’ultimo respiro’ è un film che ha superato la moda”.

Marco Bellocchio, Bologna, 25 agosto 2020

Nella sfortuna dell’emergenza sanitaria in atto Bologna porta a casa una fortuna immensa e gli ospiti francesi di StudioCanal, dal palco del festival, non mancano a ragione di farcelo notare. Quella alla quale avremmo assistito da lì a pochi minuti sarebbe stata l’anteprima mondiale privata a Cannes della versione restaurata in 4K di A bout de Souffle. All’età di ventitotto anni, quasi coetaneo del Godard dell’epoca, ho avuto quindi l’onore di assistere di persona e in esclusiva alla nuova vita di uno degli spartiacque più significativi della storia del cinema.

Partendo da un negativo della pellicola i laboratori hanno unito due forze principali: quella tradizionale del 35mm originale, e quella digitale tramite tecnologia HDR. Il risultato è un gioiello di film che adesso ci appare davvero come descritto da Bellocchio, etereo e senza tempo, per tutti è per nessuno perché di fatto sottrae cinema per darci cinema, “[…] superando la moda”, attraversando il tempo, lo spazio e le generazioni.

SOTTO LE STELLE DEL CINEMA e IL CINEMA RITROVATO 2020 – Il grande schermo che esiste e resiste

Da ormai un mese a questa parte il “cinema più bello del mondo” è tornato ad accompagnare il pubblico di Piazza Maggiore a Bologna e non solo. In un 2020 in cui tutte le iniziative estive sono state indiscutibilmente a rischio, con Sotto le stelle del cinema la Cineteca di Bologna è infatti riuscita a rilanciare per questa sua XXVI edizione con addirittura non una, bensì due sale a cielo aperto. Il pubblico di Bologna ha potuto e potrà quindi scegliere tra il canonico crescentone del centro o il manto erboso del quartiere Barca (BarcArena) con vista suggestiva sul Santuario di San Luca.

Al termine di Sotto le stelle del cinema, dal 25 al 31 agosto torna anche il Cinema Ritrovato con la sua XXXIV edizione. Così come Sotto le stelle del cinema è partito in quarta con un ricco caleidoscopio di titoli immortali e imperdibili, dal “dirty” Ispettore Callaghan di Siegel alle Margheritine riot di  Věra Chytilová, passando per la Nico di Susanna Nicchiarelli al Buscetta di Bellocchio, anche il Ritrovato si espande e lo fa in un certo senso all’infinito, non solo nei cosiddetti luoghi del festival, che sono comunque più di una dozzina, bensì anche nella sua nuova versione streaming che coinvolgerà quindi, come già faceva sul campo, il pubblico di tutta Italia e di tutto il mondo, in totale sicurezza.

Basta e avanza come invito la continuità tra le 55 serate di Sotto le stelle del cinema e Ritrovato all’insegna del ricco cartellone dedicato ai centenari di Federico Fellini, Alberto Sordi ma anche Franca Valeri, che ci ha lasciato appena due giorni fa.

Come tutti gli anni, e questo vale tanto per il Cinema sotto le stelle quanto per l’imminente e atteso Ritrovato, arricchiscono non di poco la magia delle sale e delle arene le presentazioni dei film da parte di Gianluca Farinelli e dei suoi illustri ospiti. Abbiamo visto Lucarelli introdurre Eastwood, la stessa Nicchiarelli elogiare non a torto l’interpretazione di Trine Dyrholm e parlarci del suo prossimo film (Miss. Marx), ci siamo emozionati insieme a Beppe Caschetto mentre riceveva in dono il David per Il Traditore, che di statuette ne vinse ben 6, e abbiamo ascoltato anche Favino ringraziare Bologna seppur in remoto. Poi è stato come dovuto anche il momento di piangere, ci siamo fatti accompagnare dalla ‘stragedia’ di Nino Migliori nel ricordo delle vittime di Ustica e pochi giorni dopo era già il 2 agosto. Un’aria, quella del cinema più bello del mondo, come ogni anno gonfia di immagini e ricordi, quest’anno orfana dei numeri di spettatori cui è abituata ma comunque partecipatissima e piena.

Il cinema c’è, esiste e resiste. #cineresistenza

Scopri il programma completo del Festival!

CINERESISTENZA – Un bel film migliora la vita, anche in tempi di pandemia. 10 film da guardare per non smettere di sognare… e resistere.

Come forse è trapelato da un mio recente articolo, nei mesi scorsi ho recuperato un saggio del maestro Gian Piero Brunetta intitolato Il ruggito del leone. Hollywood alla conquista dell’impero dei sogni nell’Italia di Mussolini. Il ruggito del leone è quello della MGM e il testo di Brunetta è uno sguardo sull’Italia ai tempi del regime, e di come la sala buia del cinematografo abbia rappresentato per gli italiani dell’epoca un fiorente mezzo di evasione dalle regole dittatoriali imposte dal fascismo.

Per motivi fortunatamente diversi e contrari (oggi non è un regime a tenerci in casa, ma un paese unito che intende superare insieme la difficoltà del momento) oggi come nel 1938 la fabbrica dei sogni si è momentaneamente interrotta e non ci resta che guardarci in faccia, restare lucidi e farci coraggio a vicenda. Cinema, teatri e musei sono off-limit, la gente è invitata a stare in casa e sui viali della mia città, che attraverso per andare a lavoro, la fauna ha cominciato a ripopolarsi in assenza dell’uomo (sembra un reboot di qualche film brutto tratto da bei romanzi, ma tant’è).

Dobbiamo resistere, e già un paio di volte nella storia abbiamo dimostrato che in questo possiamo essere parecchio bravi. Per questo motivo, come in tanti hanno già fatto, ho pensato di lanciare un’iniziativa per non smettere di cine filare pur restando segregati in casa.

Non sapendo quanto durerà il periodo di emergenza ne proporrò intanto una decina, come dieci sono i protagonisti del Decamerone di Boccaccio tanto abusato in questi giorni, e altrettanti vi invito a proporne in commento alla mia top10.

Augurandoci che tutto andrà per il meglio e che supereremo questo momento, il risultato della #cineresistenza dovrebbe essere una rete palinsestuale che ci terrà compagnia per molto più tempo di quello richiesto dall’emergenza in corso.

Vado quindi a elencare 10 film tra i tanti che hanno migliorato non solo la mia giornata, ma anche la mia vita.

Tutte le sinossi del film, meno l’ultimo, sono tratte da Il Morandini.

Cominciamo?

Uno per non piangere (ma un po’ piangi lo stesso)…

1. L’Appartamento (The Apartment, USA, Billy Wilder, 1960)

Baxter (Jack Lemmon), impiegato in una grande società di assicurazioni, fa carriera prestando il suo appartamento ai superiori in fregola di avventure extraconiugali. Ci va anche la ragazza dei suoi sogni (Shirley MacLaine).

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